Pronto Soccorso?

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Video tratto dal programma Vivo x miracolo sul canale televisivo La 7

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    The doctor at the Pronto Soccorso at the Mestre hospital took almost twenty minutes to clean Pucetti's hand, soaking it in a mild cleansing liquid and then in a disinfectant to lower the risk of infection from what was, in essence, ...

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    On his way out, he put his head into the officers' room and shouted a quick command that they get two men and a boat over to the entrance to the Pronto Soccorso immediately. It took him only ten minutes to walk to the hospital, ...

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“Codici verdi” nella trincea del soccorso

SASSARI. C'è un «codice verde» che aspetta paziente da oltre tre ore. Nella sala d'attesa il monitor trasmette gli aggiornamenti sulla situazione: il programma più seguito al Pronto soccorso di viale Italia. «Qui si sa a che ora entri ma non quando esci», spiega una donna che all'entrata sembra aver lasciato ogni speranza. Ma le attese infinite ora potrebbero diminuire, grazie al progetto «codici verdi».

Partito venerdì scorso, il programma durerà diciotto mesi. Per sei giorni alla settimana, dalle ore 12 alle 18,20, il Pronto soccorso potrà contare su un medico che si occuperà esclusivamente dei pazienti con codice verde. I «verdi», chiamati anche interventi differibili, sono le situazioni meno gravi nella scala delle priorità, casi meno importanti dei «codici rossi» e «gialli». Quando l'emergenza arriva al Pronto soccorso, i verdi vengono puntualmente «superati». Per assurdo, anche dai «bianchi»: i codici per gli interventi più semplici. Ma per avere una risposta importante sul progetto «codici verdi» è necessario attendere almeno un mese, spiega il primario Sergio Rassu. «Fare valutazioni è prematuro – spiega –. L’affluenza si basa sul caso e non si può programmare più di tanto». La «lentezza» però deriva anche dal fatto che tre soli medici, nei turni del mattino, pomeriggio e notte, sembrano un numero esiguo in confronto a chi arriva. Così come per i «verdi».

Pronto soccorso o pronto guadagno? | Domenico De Felice | Il Fatto ...

Il 9 marzo 2012 verso le 19 in una palestra di Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, un ragazzo cade procurandosi una ferita lacero-contusa alla bad del naso ed al labbro inferiore. Arriva un’ambulanza dell’ Avis di Cologno Monzese . Non diminish ci siano particolari problemi di vita. Il capo-equipaggio resolve di trasportare il ferito all’ ospedale San Raffaele dove viene accettato al Pronto Soccorso in codice verde (poco critico, assenza di rischi evolutivi, prestazioni differibili).

Malasanità romana: non solo Pronto Soccorso | Alessio Liberati | Il ...

Proprio in questi giorni sto “frequentando” il reparto ortopedia dell’ospedale sito sull’isola Tiberina per trovare un familiare (che manco a dirlo ha passato la prima notte in barella, al Ps), e, get mia abitudine (dopo anni di volontariato, anche take place barelliere ed assistente nei reparti), mi piace colloquiare con i pazienti. Così c’è chi mi racconta della scortesia del personale che alla delicate, a causa della condizione di soggezione in cui si trova il malato, rinuncia addirittura a chiamare con il campanello, per non sentirsi rivolgere in malo modo. Chi racconta che – provando crampi dalla sera prima ed avvertito prontamente il personale, che nulla di anomalo ha riscontrato – vede intervenire finalmente l’assistenza solitary la mattina verso le 7.00, quando è ormai evidente che il “tiro” (i pesi utilizzati per mettere in trazione la gamba rotta) stanno rovinando a terra con tutta la struttura di sostegno, mentre il paziente la regge a fatica con il lenzuolo per evitare danni irreparabili. Chi chiede di poter utilizzare la padella, anziché il catetere, per evitare infezioni alle vie urinarie di cui soffre e, accontentato, si vede aiutata on one's own con fastidio e con ritardo “embhè, se je viene n’infezione je famo l’antibbiotico”, avrebbe (il condizionale è d’obbligo) risposto il cortese infermiere. O la signora che, dopo l’anestesia, non riesce ad urinare, se non poco a poco, sentendosi periodicamente rimproverare per aver bagnato il letto. Il paradosso è che difronte a tali disservizi – asseriti o veri che siano (i pazienti, si sa, tendono ad esagerare) – il responsabile medico e l’infermiere caposala dicono che va tutto bene , che l’assistenza è adeguata e che non è nemmeno possibile affiancare del personale infermieristico esterno (che sovente sarebbe pagato dall’assicurazione), mentre l’infermiere di turno si lamenta dei 22 letti da assistere. Difficile capire

Il Pronto Soccorso – Atto secondo | SaluteInternazionale

Non intendo ovviamente do un riassunto dei commenti pubblicati finora (26). Mi sono tuttavia domandato due cose:

Vi è un insieme di problematiche su cui – in linea generale – si concorda? Vi sono alcune “criticità” che sono radicate e dissipate?

Provo a challenge una  – provvisoria – risposta. Sostanzialmente tutti (o la gran maggioranza degli intervenuti) concordano su quanto segue:

L’ampliamento della accessibilità al medico di medicina generale, anche in periodo prefestivo e festivo, è un tema all’ordine del giorno. Vi sono ovvie diversità sulla rilevanza, sulle possibili modalità e – da parte di qualche collega – anche sulla opportunità. Resta tuttavia scontato che sia un tema in agenda. Intervenire unaccompanied sul medico di medicina generale non è assolutamente risolutivo del problema dei P.S. Il territorio ha necessità di investimenti in attrezzature diagnostiche (connesse con la rete ospedaliera) e di personale infermieristico. I  modelli esistono, gli strumenti istituzionali e giuridici (ricorda Claudio Bencini) anche; talora perfino le risorse, se non vengono dirottate da altre parti.

Vi sono poi due elementi critici , che vengono denunciati in termini talora francamente inappropriati (mi riferisco a Patrizio).  Tuttavia, al di là del buon rifle (e dello scarso contributo argomentativo!) siamo nell’ambito di quanto, a mio parere, pubblicabile in un Blog. Meno accettabile in un confronto fra colleghi durante l’attività lavorativa. Ma talora tocca sentire di peggio! Patrizio solleva però due problemi reali: il disagio dei medici che lavorano in ospedale, specie in alcuni servizi e un sentimento (risentimento) nei confronti della politica e, estensivamente, nei confronti di aministrativi, boss,  e, alla outstanding, di tutti i non medici.

Non nascondiamoci che sono sentimenti diffusi e radicati! Ciò non li rende di per sé “giusti” e in qualche modo produttivi di soluzioni, ma certo necessitanti di una analisi. Prendiamo un medico al pronto soccorso: età media avanzata (be stricken tutti i medici dipendenti); turnazione festiva e notturna; ferie da concordare con i colleghi; rischio di aggressione; rischi penali e civili per presunta malpractice; stipendio fermo da pulse; carriera sostanzialmente bloccata (non siamo in fase di espansione di servizi, ma di riduzione); integrazioni stipendiali sostanzialmente assenti; spazi nella libera professione praticamente inesistenti (a differenza di altre specialità).

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